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Approfondimento

Internet bene comune, un progetto ideato e gestito da Fondazione Sistema Toscana, Internet come piattaforma libera e accessibile a tutti, per rafforzare relazioni, per incentivare l’economia.

 Mentre l’Iran censura e limita l’accesso a Internet nel Paese, l’Onu dichiara la rete strumento indispensabile per la diffusione dei diritti umani.

Già in queste poche parole è spiegato perché riteniamo che la Rete rappresenti una fonte di crescita e conoscenza per le popolazioni di molti paesi. Per questo vorremmo che fosse percepito come un “bene comune”.

Nel corso dell’ultimo anno, durante le proteste che hanno infiammato le piazze, la Rete è stata spenta in Egitto, Libia e Bahrein. In Siria, secondo Renesys, due terzi dei social network sono irraggiungibili, perché da mesi raccolgono le proteste dei cittadini.

All’altro estremo troviamo Paesi come Estonia, Francia e Costa Rica in cui internet è considerato un diritto fondamentale e un punto di partenza per lo sviluppo economico; mentre in Finlandia nel 2009 Internet è entrata nella costituzione.

In mezzo a queste due estremità ci sono Regno Unito, Corea, Cina, Giappone e Stati Uniti dove Internet è già parte integrante e riconosciuta dell’economia nazionale.

Il Regno Unito guida la classifica dell’economia della Rete, con un apporto pari all’8,3% del PIL; in Giappone e negli Usa pesa per il 4,7% con un giro di affari superiore a quello di settori come educazione, agricoltura ed edilizia.

Secondo BCG, nei paesi del G20 il volume d’affari avrà una crescita stimata nel 10% annuo fino al 2016, mentre in paesi in via di sviluppo come Argentina e India si stima una crescita del 20%.

In Italia ogni giorno 13,8 milioni di persone navigano in Rete per oltre un’ora, contribuendo al 2,0% del PIL, in continua crescita di anno in anno.

Tutto questo dal punto di vista puramente economico.

Ma Internet, ovviamente, non rappresenta un’opportunità solo in termini di PIL è anche e soprattutto un luogo di scoperta, conoscenza, crescita culturale e personale senza precedenti per portata e potenzialità.

E’ il più potente mezzo di relazione mai esistito e un ambiente formidabile per l’intrattenimento. Agevola l’organizzazione delle persone, ne migliora e stimola la partecipazione (Cfr anche Shirky, C., Uno per uno tutti per tutti, Il potere di organizzare senza organizzazione. Codice edizioni. 2009).

Cresce inesorabilmente il dato degli accessi a internet da mobile e questo rappresenta non solo una tendenza rivoluzionaria in termini di fruizione dei contenuti, ma anche un’opportunità non del tutto esplorata per chi fa business o offre servizi. Internet è insomma una infrastruttura abilitante dalle infinite applicazioni, in termini di servizi, comunicazione e relazione.

E’ quindi giunto il momento perché tutti i cittadini e anche gli amministratori pubblici ne prendano piena consapevolezza. Internet è di tutti.

Quello che possiamo fare noi cittadini è spingere in questa direzione i nostri rappresentanti nelle istituzioni, sottoponendo loro la mozione affinché riconoscano ufficialmente il principio “Internet bene comune”, ma anche perché esercitino la loro pressione sulle aziende di Telecomunicazione per favorire l’accesso alla banda larga a strati sempre maggiori di popolazione e liberino i dati strutturati rendendoli utilizzabili dalle imprese, creando così valore per tutto il sistema.

Internet è un bene comune. Per molti potrà sembrare lapalissiano, ma se tre milioni e mezzo di italiani non hanno accesso alla banda larga e gli OpenData sono un miraggio in gran parte delle Pubbliche Amministrazioni, evidentemente così non è.

Ecco il perché di questo movimento, ecco perché ti chiediamo di contribuire al Manifesto.

Altre risorse work in progess (accettiamo volentieri segnalazioni)