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Internet dovrebbe essere un diritto sociale: ecco perché

January 14th, 2015 by

Internet accesso e cultura nella Costituzione

Guido d’Ippolito è il Responsabile per l’Innovazione Digitale di Cultura Democratica, un’associazione dalla quale è nata l’iniziativa “Art34-Bis: diritto di accesso ad Internet” che ha lo scopo di inserire, all’interno della Costituzione, la presenza di Internet come diritto sociale. Ospitiamo volentieri un suo intervento con il quale ci spiega gli obiettivi dell’iniziativa, alla quale da oggi ha il nostro supporto. Tutti gli approfondimenti si possono trovare sul sito dell’iniziativa.

Accesso ad Internet come diritto sociale vuol dire che, così come lo Stato realizza scuole ed ospedali per rendere effettivo il diritto all’istruzione e alla salute, dovrà anche realizzare le infrastrutture di connessione alla Rete per rendere effettiva la connessione. Accesso ad Internet come diritto sociale vuol dire che tutti avranno il diritto di accedere ad Internet, ad alta velocità e da ogni luogo d’Italia. In particolare garantirà una connessione stabile e veloce nelle zone “a fallimento di mercato”, quelle in cui gli imprenditori privati non hanno interesse ad investire.

34-bis dunque è l’articolo che proponiamo di inserire in Costituzione.
Esso riconosce una volta per tutte la connessione come diritto sociale e lo ricollega al diritto oggi più importante: l’istruzione (art. 34 Cost.). Questo perché Internet non è solo libertà di espressione, Internet è esercizio di tutti i diritti e doveri, è possibilità di usufruire di infiniti servizi per migliorare le nostre condizioni di vita, è lavorare ed esprimere la propria personalità. Ma tutto questo non può prescindere dalla cultura e quindi dall’istruzione. Soprattutto oggi, in un momento di impoverimento culturale, di fughe di cervelli, di scarsa solidarietà e investimenti in ricerca non si può non ricominciare dall’istruzione facendo di questo il diritto fondamentale per la crescita di tutto il sistema paese.

Accesso ad Internet come diritto art 34bis

Non poter usare Internet oggi, vuol dire essere tagliati fuori dal mondo, dal lavoro, dall’economia, dai rapporti personali e della cultura. Riconoscerlo vuol dire dare a tutti le stesse possibilità di crescita personale e professionale.

L’art. 34-bis è un disegno di legge costituzionale (n.1561/2014) interamente realizzato da giovani. E’ il contributo delle nuove generazioni alle riforme del paese. E’ una rivoluzione culturale e sociale prima che giuridica ed economica in quanto chiede il riconoscimento della parte più innovativa e propositiva del paese. L’economia diventa sempre più economia digitale, così come i diritti trovano nel Web una nuova dimensione in cui esplicarsi.

Tuttavia l’Italia ha accumulato un ritardo insostenibile in materia di digitale nei confronti degli altri paesi. Ritardo non solo infrastrutturale ma anche culturale (digital divide strutturale e culturale). Per questo insistiamo nell’inserire l’accesso ad Internet nella costituzione, come diritto sociale.

Tutto questo senza perdere di vista la cultura, anzi valorizzando la cultura digitale: ossia la cultura del fare rete, dell’Internet aperto e libero, della condivisione delle idee, delle conoscenze e competenze. La condivisione infatti è un valore fondamentale tanto per Internet che per le democrazie ed è grazie a questa se entrambe si sono sviluppate ed evolute.

L’art. 34-bis è quindi la precondizione di tutte le riforme. Vuol dire far raggiungere allo Stato un nuovo livello di civiltà che solo insieme, con la collaborazione e l’apporto di tutti, cittadini, imprenditori, lavoratori, dipendenti pubblici, giornalisti, politici… si può ottenere.

Guido d’Ippolito.

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